Derby Casse di Sapone di Porza

Da più di cinquant’anni la discesa di Via San Rocco accompagna la storia di Porza e richiama generazioni diverse intorno a una competizione diventata parte della vita del paese. Anche nel 2026 MC Advisory ha scelto di sostenere il Derby, contribuendo alla continuità di uno degli appuntamenti più riconoscibili del territorio ticinese.

A Porza, all’inizio di settembre, c’è un momento in cui Via San Rocco cambia volto. La strada diventa il tracciato di una gara che si disputa senza motori e nella quale sono la pendenza, la capacità di controllare il mezzo e pochi secondi sul cronometro a determinare il risultato. Intorno alla discesa, però, accade qualcosa che nel corso degli anni ha assunto un significato molto più ampio della semplice competizione: tornano le famiglie che seguono il Derby da tempo, arrivano i ragazzi che aspettavano di poter partecipare e si rimette in moto quella struttura organizzativa che permette alla manifestazione di ripetersi da oltre mezzo secolo.

Il Derby Casse di Sapone di Porza è arrivato nel 2026 alla sua 54ª edizione e continua a conservare una caratteristica che molti eventi costruiti intorno a una lunga tradizione finiscono invece per perdere: il legame con il luogo in cui sono nati. Il percorso è ancora quello di Via San Rocco e il paese continua a rappresentare una parte essenziale della manifestazione, tanto quanto le casse che scendono verso il traguardo.

Dal 4 al 6 settembre 2026, Porza ha così ritrovato un appuntamento che appartiene ormai alla propria memoria collettiva. Dietro alle discese ci sono mesi di preparazione e un’organizzazione che coinvolge persone diverse; davanti al pubblico, invece, resta l’immagine più immediata del Derby, quella di giovani concorrenti che affrontano la pendenza affidandosi unicamente alla forza di gravità e alla capacità di guidare una vettura costruita per trasformare una strada del paese in un piccolo circuito.

È all’interno di questa storia che si inserisce anche il sostegno di MC Advisory, che ha scelto ancora una volta di affiancare una manifestazione profondamente legata al Canton Ticino e alle generazioni che continuano a darle vita.

Una storia cominciata più di mezzo secolo fa

Il Derby arriva a Porza nell’ottobre del 1972, in un periodo in cui il nome di Clay Regazzoni porta il Ticino al centro dell’attenzione automobilistica internazionale e nel paese prende forma una manifestazione destinata a durare ben oltre quella prima edizione.

Per capire perché il Derby abbia ancora oggi un peso particolare per Porza bisogna tornare indietro di oltre cinquant’anni, quando le gare con le casse di sapone avevano già alle spalle una storia sorprendentemente lunga. Le prime competizioni erano nate negli Stati Uniti e prendevano il nome dalle casse di legno utilizzate originariamente per il trasporto del sapone, che venivano adattate per realizzare piccoli veicoli privi di motore. In Svizzera questa forma di competizione arrivò nel 1934, nella località argoviese di Biberstein, mentre in Ticino si dovette attendere ancora qualche decennio.

La svolta arrivò nel 1972, quando l’allora sindaco di Porza Pio Regazzoni raccolse l’idea di portare la manifestazione nel comune. Il momento era particolare anche per un altro motivo: suo figlio Clay Regazzoni stava vivendo gli anni che lo avrebbero consacrato tra i protagonisti dell’automobilismo internazionale e il suo rapporto con il paese contribuiva inevitabilmente a creare interesse intorno a tutto ciò che richiamava il mondo delle corse.

La prima edizione venne organizzata sabato 21 e domenica 22 ottobre. Clay Regazzoni partecipò nel ruolo di starter e l’appuntamento riuscì a richiamare lungo il percorso quasi duemila persone, un’affluenza considerevole per una manifestazione che muoveva allora i suoi primi passi. Quello che avrebbe potuto rimanere un episodio legato all’entusiasmo di un periodo particolarmente felice per l’automobilismo ticinese trovò invece un seguito e cominciò lentamente a costruire una storia propria.

Tra le immagini rimaste di quella prima edizione ce n’è una che ha assunto nel tempo un valore particolare. Ritrae Franco Somazzi, primo concorrente del primo Derby, pronto sulla rampa di partenza. La fotografia è diventata parte della memoria della manifestazione e la sua gigantografia decora oggi la sala multiuso dedicata al campione di casa. È un dettaglio apparentemente piccolo, ma racconta bene il rapporto che Porza ha costruito con questa gara: ciò che accadde nel 1972 non è rimasto confinato negli archivi, perché continua a essere ricordato negli stessi luoghi nei quali la manifestazione viene organizzata ancora oggi.

Anche la seconda edizione avrebbe lasciato dietro di sé un nome destinato a diventare noto ben oltre i confini del comune. Il primo classificato di Porza fu infatti un giovane Stefano “Steve” Lee, molti anni prima che la sua voce diventasse una delle più riconoscibili della musica rock svizzera. Episodi come questo hanno finito per comporre, edizione dopo edizione, una sorta di archivio parallelo della vita del territorio, nel quale la competizione sportiva si intreccia con le storie delle persone che vi hanno preso parte.

Quando Via San Rocco guardava al campionato svizzero

Per molti anni il percorso di Porza ha avuto una dimensione agonistica che superava i confini del paese. Nella seconda metà degli anni Novanta il Derby ha poi scelto una strada diversa, costruendo il carattere locale che ancora oggi lo distingue.

Le prime edizioni non furono soltanto l’inizio di una tradizione comunale. Per anni Via San Rocco venne utilizzata anche come percorso di qualificazione al campionato svizzero, una circostanza che portava a Porza concorrenti provenienti da oltre Gottardo con vetture spesso molto più evolute rispetto a quelle utilizzate dai partecipanti amatoriali della zona.

Il confronto era inevitabilmente impegnativo. Chi arrivava dalle competizioni nazionali poteva contare su mezzi sviluppati con una particolare attenzione alla prestazione e su un’esperienza maturata in altri appuntamenti del circuito. Per i giovani di Porza raggiungere le prime posizioni diventava quindi più difficile, anche se il palmarès conserva diverse eccezioni che dimostrano come i concorrenti locali riuscissero comunque a trovare il proprio spazio.

Con il trascorrere delle edizioni, tuttavia, maturò una riflessione sul tipo di manifestazione che il Derby avrebbe dovuto diventare. Nella seconda metà degli anni Novanta il comitato scelse progressivamente di rendersi indipendente dal circuito di qualificazione nazionale e di costruire una formula maggiormente legata alla realtà di Porza.

È probabilmente in questo passaggio che si trova una delle ragioni della longevità dell’evento. Rinunciando a inseguire una dimensione puramente agonistica, il Derby ha potuto consolidare un’identità nella quale il risultato sportivo continua ad avere importanza, ma convive con la possibilità per i ragazzi del territorio di partecipare a una gara accessibile e organizzata intorno alla loro esperienza.

Da allora il percorso è rimasto familiare, mentre i volti sulla rampa sono inevitabilmente cambiati. Chi da bambino aspettava il proprio turno per scendere lungo Via San Rocco può oggi trovarsi dall’altra parte delle transenne oppure accompagnare un figlio alla partenza. È questo ricambio naturale a spiegare meglio di qualsiasi formula celebrativa perché una competizione nata nel 1972 riesca ancora ad attirare iscrizioni e pubblico: il Derby ha continuato a cambiare insieme a chi lo vive, senza perdere il rapporto con il luogo nel quale tutto è cominciato.

Il Derby 2026: la discesa si decide in pochi secondi

La gara ufficiale porta sul percorso ragazzi nati tra il 2010 e il 2018. Tre manche, una vettura priva di motore e una strada da interpretare curva dopo curva rendono la competizione immediata da osservare, ma tutt’altro che semplice da affrontare.

L’edizione 2026 ha confermato la formula che negli anni ha reso riconoscibile il Derby. La gara ufficiale è stata aperta ai giovani nati tra il 2010 e il 2018, con un limite fissato a 120 partecipanti, chiamati ad affrontare il tradizionale slalom cronometrato tra coni e pneumatici lungo Via San Rocco.

Le casse sono costruite in legno e dispongono del sistema necessario per governare la direzione e arrestare il mezzo, mentre manca volutamente ciò che in qualsiasi altra corsa rappresenterebbe il punto di partenza: il motore. Una volta lasciata la rampa, è la gravità a far acquistare velocità alla vettura e al pilota resta il compito di sfruttare la pendenza senza compromettere la traiettoria.

Vista da bordo strada, la dinamica può sembrare elementare. In realtà, una discesa efficace richiede una lettura continua del percorso, perché un intervento troppo brusco può far perdere rapidamente velocità, mentre una linea poco precisa rischia di compromettere il tempo. Il risultato nasce quindi dalla capacità di lasciar correre la cassa nel momento giusto e di controllarla quando il percorso lo richiede, in un equilibrio che diventa particolarmente evidente quando i distacchi vengono misurati sul cronometro.

Il programma 2026 ha previsto tre manche, con i due migliori risultati utili per la classifica finale. Le prime due discese si sono svolte il sabato, mentre la terza ha aperto la giornata di domenica prima delle premiazioni conclusive.

Accanto alla competizione giovanile è tornata anche la manche Over 16, che negli anni ha trovato una propria collocazione all’interno del fine settimana e permette a chi ha superato il limite previsto per la gara ufficiale di tornare sullo stesso tracciato. Nel 2026 la prova si è disputata in notturna il venerdì sera e ha previsto fino a 50 partecipanti.

Il successo delle iscrizioni racconta, forse più di altri numeri, quanto l’attesa per il Derby sia ancora forte. I posti disponibili per la gara giovanile e per l’Over 16 vengono assegnati entro il limite stabilito dall’organizzazione, mentre le casse necessarie alla partecipazione sono messe a disposizione direttamente dal comitato. In questo modo l’accesso alla manifestazione non dipende dal possesso di una vettura personale e chi si iscrive può ricevere un mezzo già preparato e revisionato.

È una scelta importante anche dal punto di vista dello spirito con cui la competizione viene organizzata: le differenze tra i partecipanti devono emergere soprattutto lungo il percorso, mentre la base tecnica delle casse viene mantenuta entro caratteristiche definite dal regolamento.

Molto prima della partenza: il lavoro necessario per costruire una cassa

Quando il pilota si presenta sulla rampa, la sua vettura ha alle spalle un percorso cominciato molti mesi prima. La preparazione coinvolge fornitori e persone che lavorano sui mezzi con largo anticipo rispetto al fine settimana di gara.

Una delle parti più interessanti del Derby rimane quasi completamente fuori dalla vista del pubblico. La manifestazione si concentra in pochi giorni, ma la preparazione delle casse utilizzate dai concorrenti comincia molto prima, tanto che i primi passaggi vengono avviati già nell’anno precedente.

Il comitato ordina a un fornitore del Canton Argovia i kit meccanici destinati alle nuove vetture. Una volta arrivati in Ticino, i componenti vengono affidati al laboratorio protetto La Fattoria OTAF di Origlio, che collabora da circa un decennio alla realizzazione delle casse del Derby.

È qui che il progetto passa dalla meccanica alla vettura vera e propria. Il pannello che costituisce la base deve essere predisposto per accogliere il sistema di guida e quello frenante, insieme agli elementi che permettono alle ruote di lavorare correttamente durante la discesa. In seguito vengono installati i cavi d’acciaio che consentono al pilota di impartire i comandi necessari durante il percorso.

Soltanto dopo questa fase inizia il lavoro che conferisce alla cassa il suo aspetto riconoscibile. Il legno viene tagliato secondo le misure previste e sagomato per realizzare la carrozzeria, dalla parte anteriore fino alla seduta del pilota. Ogni elemento deve adattarsi alla base meccanica già preparata e rispettare caratteristiche precise, perché il regolamento richiede che i mezzi ammessi alla gara abbiano una configurazione compatibile con quella delle vetture messe a disposizione dall’organizzazione.

Terminato il montaggio, la cassa passa alla fase conclusiva della preparazione, che comprende la verniciatura presso Amag Lugano e l’applicazione degli elementi grafici. Soltanto a quel punto la vettura assume la propria identità visiva ed è pronta per tornare a Porza, dove attenderà la successiva edizione.

Negli ultimi anni il comitato ha portato avanti un progressivo rinnovamento del proprio parco macchine e, grazie anche al sostegno degli sponsor, è arrivato a disporre di 35 casse di nuova generazione. Durante l’anno vengono custodite nel magazzino messo a disposizione dal Municipio di Porza e, prima della gara, vengono controllate con attenzione affinché possano essere consegnate ai partecipanti in condizioni adeguate.

La possibilità di utilizzare una cassa fornita dall’organizzazione è uno degli aspetti che rendono particolare il modello del Derby. Il partecipante non deve necessariamente affrontare personalmente i costi e le difficoltà della costruzione, mentre chi desidera realizzare un proprio mezzo può comunque farlo seguendo le caratteristiche previste dal regolamento. Privati e aziende hanno infatti la possibilità di costruire una cassa personalizzata, partendo dal kit meccanico indicato dall’organizzazione oppure affidandosi alle diverse modalità di realizzazione previste.

Dietro una discesa che si consuma in pochi istanti esiste quindi un lavoro molto più lungo, nel quale la cura della meccanica deve convivere con l’affidabilità necessaria per affidare il mezzo a un giovane concorrente. È una dimensione che raramente emerge osservando la gara dalla strada, ma che spiega quanto il Derby dipenda da ciò che accade nei mesi precedenti al primo via.

Porza durante il Derby: la gara diventa un appuntamento del paese

Il percorso di Via San Rocco è il centro della competizione, mentre Piazza Soldati ospita una parte importante della vita che si sviluppa intorno al Derby e permette al pubblico di vivere l’evento anche oltre il tempo delle singole manche.

Una manifestazione che dura da più di mezzo secolo non si conserva soltanto grazie a chi partecipa alla gara. Nel caso di Porza, una parte importante dell’esperienza nasce da ciò che viene organizzato intorno alla discesa e dal modo in cui il paese cambia durante il fine settimana.

La zona centrale del percorso e Piazza Soldati ospitano il Villaggio Derby, pensato per accompagnare le giornate di gara e offrire un punto di riferimento anche a chi arriva semplicemente per assistere. L’infopoint raccoglie le informazioni dedicate al programma e al regolamento, mentre gli spazi destinati ai bambini permettono alle famiglie di trascorrere più tempo nell’area della manifestazione. La presenza della buvette e della cucina completa un’organizzazione che prosegue anche dopo l’ultima cassa della giornata.

Il programma 2026 ha evidenziato bene questa dimensione. Il venerdì sera l’Over 16 in notturna è stata affiancata dalla musica e dall’apertura dei food truck in piazza; il sabato, terminate le prime due manche, la giornata è continuata con la serata organizzata a Piazza Soldati. La domenica, invece, la terza prova è stata seguita dal pranzo e dalle premiazioni che hanno chiuso il fine settimana.

Sono momenti che possono sembrare secondari rispetto alla competizione, ma hanno avuto un ruolo importante nel trasformare il Derby in qualcosa di diverso da una gara alla quale assistere per qualche ora. Chi arriva a Porza può seguire le discese e rimanere nel paese, incontrando gli stessi partecipanti che poco prima erano sulla rampa oppure le persone che lavorano all’organizzazione.

Dietro questa struttura c’è soprattutto il contributo di chi dedica tempo alla manifestazione. Preparare il percorso, coordinare le attività e seguire ciò che accade durante il fine settimana richiede un impegno che comincia molto prima dell’arrivo del pubblico. Il lavoro dei volontari è quindi parte integrante della continuità del Derby e permette a una manifestazione cresciuta nel corso dei decenni di mantenere ancora un carattere fortemente locale.

È anche per questa ragione che parlare del Derby soltanto attraverso la classifica restituirebbe un’immagine incompleta. Il cronometro stabilisce chi ha effettuato la discesa migliore; ciò che permette alla gara di tornare l’anno successivo, invece, dipende soprattutto dal numero di persone disposte a lavorare perché quella discesa possa avere luogo.

MC Advisory e il sostegno a una tradizione ticinese

Affiancare il Derby significa contribuire alla continuità di una manifestazione che da oltre cinquant’anni offre alle nuove generazioni uno spazio nel quale misurarsi e mantiene vivo il rapporto tra l’evento e il territorio che lo ha fatto nascere.

È in questo contesto che si colloca il sostegno di MC Advisory al Derby Casse di Sapone di Porza. La scelta di essere al fianco dell’edizione 2026 nasce dalla volontà di contribuire a un appuntamento che appartiene alla storia locale e che continua a offrire ai più giovani la possibilità di vivere in prima persona un’esperienza costruita intorno alla gara, ma capace di andare oltre il risultato finale.

MC Advisory opera dal 2016 accanto a imprenditori, aziende e clienti privati, concentrando la propria attività sulla consulenza fiscale e sulla pianificazione, con una particolare esperienza nelle situazioni che presentano una dimensione internazionale. Il lavoro sviluppato da Matteo Colafrancesco parte dal Canton Ticino e si estende alle esigenze di chi deve affrontare questioni societarie oppure operazioni transfrontaliere, mantenendo un’impostazione costruita sulle caratteristiche del singolo caso.

Il rapporto con un evento come il Derby appartiene a un ambito diverso, ma mantiene un legame diretto con il territorio nel quale MC Advisory opera. Sostenere una manifestazione locale significa contribuire affinché un’organizzazione costruita nel corso di decenni possa continuare a rinnovarsi, mettendo a disposizione dei ragazzi mezzi adeguati e offrendo al paese un appuntamento nel quale generazioni differenti continuano a incontrarsi.

Il valore del Derby si comprende forse proprio osservando questa capacità di rinnovamento. Nel 1972 sulla rampa di partenza c’erano altre casse e altri ragazzi, mentre intorno alla gara si muoveva un Ticino molto diverso da quello di oggi. Più di cinquant’anni dopo, la manifestazione ha cambiato organizzazione e ha aggiornato il proprio parco macchine, ma continua a utilizzare la stessa discesa e a costruire la propria riuscita sull’impegno di chi decide di dedicargli tempo.

Per questo il ringraziamento di MC Advisory è rivolto innanzitutto agli organizzatori e ai volontari che rendono possibile il Derby, oltre naturalmente ai partecipanti e alle persone che continuano a seguirlo. Dietro ciascuna edizione c’è infatti una quantità di lavoro che il pubblico vede soltanto in parte e senza la quale sarebbe impossibile mantenere viva una tradizione nata oltre mezzo secolo fa.

Quando l’ultima cassa taglia il traguardo e Via San Rocco torna gradualmente alla propria quotidianità, il Derby non scompare fino all’anno successivo. Le vetture rientrano in magazzino e il lavoro per la nuova edizione ricomincia molto prima di quanto possa sembrare. È così che una gara nata nell’ottobre del 1972 è riuscita ad arrivare fino al 2026 conservando ancora un posto preciso nella vita di Porza: cambiano i piloti che prendono posto sulla rampa, mentre la storia continua a scendere lungo la stessa strada.

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